10 dischi fondamentali per conoscere l'indie pop italiano

Giorgio Bonomi
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Dai primi anni Duemila alla nascita dell'it-pop: dieci album per capire come l'indie italiano ha cambiato il modo di scrivere e ascoltare il pop.

Quando parliamo di indie pop italiano, il problema è capire esattamente cosa intendiamo. A differenza della scena britannica o americana, dove l'etichetta ha una storia più definita, in Italia “indie” è diventato nel tempo un contenitore molto ampio: dentro ci sono pop, rock alternativo, cantautorato, elettronica e, a partire dagli anni Dieci, quello che verrà chiamato it-pop.

La storia che ci interessa comincia soprattutto nei primi anni Duemila, quando una nuova generazione di musicisti porta nella canzone italiana un linguaggio più quotidiano, ironico e personale, spesso lontano dalle regole del pop tradizionale. I Baustelle sono tra i protagonisti di questa prima fase, insieme ad artisti come Bugo, Dente, Brunori Sas, Ex-Otago e Le luci della centrale elettrica.

Poi arriva il web, cambiano le modalità di scoperta della musica e il confine tra scena indipendente e mainstream diventa sempre più sottile. I Cani, nel 2011, rappresentano uno dei passaggi decisivi di questa trasformazione; pochi anni dopo, con Calcutta, Thegiornalisti, Gazzelle e altri artisti, l'indie pop diventa uno dei linguaggi più riconoscibili del nuovo pop italiano.

Questi dieci dischi non sono quindi una classifica. Sono un percorso: alcuni sono album imprescindibili, altri servono a capire un passaggio della storia.

1. Baustelle – Sussidiario illustrato della giovinezza (2000)

Baustelle – Sussidiario illustrato della giovinezza

È uno dei punti di partenza più importanti per capire l'indie italiano degli anni Duemila. I Baustelle prendono la forma della canzone pop e la contaminano con riferimenti alla musica d'autore italiana, al rock e alla tradizione europea.

Sussidiario illustrato della giovinezza ha ancora un suono ruvido e indipendente, ma contiene già molti degli elementi che diventeranno centrali negli anni successivi: testi letterari, personaggi quotidiani, melodie immediate e un rapporto completamente diverso con l'idea di “pop”.

È difficile raccontare l'indie pop italiano senza partire da qui.

2. Yuppie Flu - Days Before the Day (2003)

Un disco cantato in inglese, ma fondamentale per capire come la scena indie dei primi anni 2000 ha iniziato a pensare in grande: non più imitazione dei modelli di partenza angloamericani (che per gli Yuppie Flu erano i Pavement e l’indie rock americano degli anni ‘90), ma la sintesi in un nuovo genere di pop che prende il meglio dall’elettronica, dal cantautorato e dallo slowcore contemporanei.

La band marchigiana ha realizzato un gioiello ancora oggi poco conosciuto, ma che ha insegnato a tante band locali a “pensare in grande” con molto anticipo sull’arrivo dell’it-pop.

3. Amari - Grand Master Mogol (2005)

Mischiando hip-hop, elettronica e cantautorato italiano, i friuliani Amari sono stati tra i precursori assoluti dell’indie pop in Italia.

Grand Master Mogol è l’album che li ha fatti notare, ma che ancora oggi resta sottovalutato per le tante intuizioni che si sarebbero rivelate profetiche negli anni a seguire.

Testi sempre ironici e legati a esperienze di vita quotidiana, sostenuti da una robusta base elettronica, che ai tempi non tutte le band avevano il coraggio di preferire alle chitarre: un disco tutto da riscoprire!

4. Bugo – Sguardo contemporaneo (2006) 

Bugo – Sguardo contemporaneo

Prima che l'indie diventasse una definizione generazionale, Bugo rappresentava una delle sue anime più imprevedibili.

Sguardo contemporaneo  mescola cantautorato, rock, elettronica e un gusto volutamente storto e personale. Bugo dimostra che la canzone italiana può essere ironica, surreale e quotidiana senza perdere la capacità di costruire melodie memorabili.

È un disco importante soprattutto per capire la libertà creativa che caratterizza la scena indipendente italiana dei primi anni Duemila.

5. Dente – Non c'è due senza te (2007)

Con Dente la tradizione della canzone d'autore entra definitivamente nel nuovo indie pop.

Le canzoni sono brevi, melodiche e costruite intorno a piccoli dettagli della vita quotidiana, con ironia e malinconia che convivono continuamente. È una scrittura apparentemente semplice, ma molto precisa.

Dente è importante perché mostra una delle caratteristiche fondamentali dell'indie italiano: la possibilità di raccontare sentimenti e situazioni quotidiane senza utilizzare il linguaggio tradizionale della canzone sentimentale.

6. Le luci della centrale elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata (2007)

Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata

Con Vasco Brondi entra in scena una forma ancora più radicale di cantautorato indie.

Canzoni da spiaggia deturpata è fatto di testi lunghi, immagini urbane, frammenti di conversazione e una musica volutamente essenziale. Il modo di scrivere di Brondi diventa immediatamente riconoscibile e contribuisce a spostare ulteriormente i confini della canzone italiana.

È un disco fondamentale per capire l'atmosfera della scena indipendente italiana della seconda metà degli anni Duemila.

7. Ex-Otago – Mezze stagioni (2011)

Gli Ex-Otago rappresentano un'altra strada possibile dell'indie pop: più luminosa, melodica e apertamente pop, ma ancora profondamente legata alla scena indipendente.

Il gruppo genovese, nato nel 2002, combina influenze pop internazionali e tradizione della canzone italiana.

Mezze stagioni mostra bene il momento in cui l'indie italiano comincia ad allontanarsi dall'idea di essere necessariamente “alternativo” e inizia a costruire un pop personale, accessibile e contemporaneo.

8. I Cani – Il sorprendente album d'esordio de I Cani (2011)

I Cani – Il sorprendente album d'esordio de I Cani

Questo è lo spartiacque.

Niccolò Contessa costruisce un progetto che sfrutta in modo completamente nuovo internet, social network e comunicazione musicale. Il disco arriva dopo la diffusione online di “I Pariolini di 18 anni” e diventa rapidamente uno dei simboli della nuova scena.

Musicalmente è pop, ma soprattutto è un disco che racconta una nuova generazione attraverso linguaggio quotidiano, ironia, provincia, città e relazioni.

Da qui in poi il termine it-pop comincerà a essere utilizzato per descrivere una nuova fase del pop italiano nato dall'ambiente indipendente.

9. Calcutta – Mainstream (2015)

Calcutta - Mainstream

Se Il sorprendente album d'esordio de I Cani aveva aperto una nuova strada, Mainstream dimostra quanto quella strada possa diventare grande.

Calcutta porta al centro della canzone italiana un linguaggio apparentemente semplice, fatto di frasi quotidiane, luoghi comuni, immagini concrete e melodie immediate. Il disco diventa uno dei simboli della nuova scena e contribuisce in modo decisivo alla trasformazione dell'indie pop in fenomeno di massa.

È probabilmente il disco da ascoltare per capire meglio di tutti il passaggio dall'indie all'it-pop.

10. Cosmo - L’ultima festa (2016) 

La tradizione della migliore canzone italiana (Battisti su tutti, ma anche Rino Gaetano, Ivan Graziani ed Eugenio Finardi) si sposa finalmente con l’elettronica da rave, in un disco finalmente internazionale per ambizioni e risultati.

Da leader dei torinesi Drink to Me, Cosmo trova la sua personalissima via all’it-pop, che guarda verso il futuro senza dimenticarsi di quanto succede nelle altre capitali europee.

Garantisce 42 Records, che dopo i Cani trova un altro nome da aggiungere al suo roster e si presenta come l’etichetta-simbolo dell’it-pop per gli anni 2020.

Da dove partire?

Se vuoi capire l'indie pop italiano in prospettiva storica, puoi partire i da tre dischi molto diversi tra loro:

Baustelle – Sussidiario illustrato della giovinezza per capire da dove arriva da dove origina l’intera scena.

I Cani – Il sorprendente album d'esordio de I Cani per ascoltare il momento di svolta quando l’it-pop diventa un genere conosciuto da tutti

Calcutta – Mainstream per capire come l’it-pop è diventato  uno dei linguaggi principali del pop italiano.

Ma il percorso non finisce qui. Anzi: dopo il 2017 i confini tra indie, pop, cantautorato e mainstream diventano ancora più sfumati. Ed è proprio questa trasformazione ad aver reso l'indie pop italiano uno dei fenomeni musicali più interessanti degli ultimi vent'anni.

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