10 dischi fondamentali per conoscere il trip hop
Giorgio BonomiShare
Da Bristol ai grandi classici degli anni Novanta: dieci album per scoprire la storia, il suono e le diverse anime del trip hop.
Nato nella scena musicale di Bristol tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, il trip hop prende forma dall'incontro tra hip hop, dub, soul, funk, elettronica e cultura dei sound system. È una musica costruita spesso sulla lentezza, sui bassi profondi e sui campionamenti, ma anche sulle atmosfere: notturne, malinconiche, cinematografiche.
Il termine “trip hop” si afferma soprattutto negli anni Novanta, quando la scena di Bristol raggiunge un pubblico internazionale. Massive Attack, Tricky e Portishead ne diventano i nomi più rappresentativi, ma il genere non rimane confinato alla città inglese: il suo linguaggio si diffonde rapidamente e influenza elettronica, pop, rock e hip hop.
1. Massive Attack – Blue Lines (1991)
È il punto di partenza imprescindibile.
Con Blue Lines, i Massive Attack mettono insieme dub, soul, hip hop, reggae, elettronica e sensibilità pop in un modo completamente nuovo. La presenza di Neneh Cherry, Horace Andy e Shara Nelson contribuisce a creare un suono corale, mentre la produzione costruisce uno spazio musicale profondo e dilatato.
È uno dei dischi che hanno definito l'identità della scena di Bristol e il primo album da ascoltare per capire da dove nasce il trip hop.
2. Portishead – Dummy (1994)

Con Dummy, il trip hop diventa immediatamente riconoscibile anche al di fuori della scena underground.
La voce di Beth Gibbons, i campionamenti ispirati al soul e al jazz, le chitarre e i beat rallentati costruiscono un suono elegantissimo e malinconico. Il disco riesce a essere sperimentale e accessibile allo stesso tempo.
Dummy è probabilmente il disco che più di ogni altro ha portato l'estetica del trip hop a un pubblico che fino a quel punto non sapeva niente né di Bristol, né dei generi che hanno dato origine al trip-hop: è un disco piacevole da ascoltare, raffinato e adatto a ogni occasione.
3. Tricky – Maxinquaye (1995)

Se i Massive Attack rappresentano l'anima più collettiva e sofisticata della scena, Tricky ne porta alla luce il lato più oscuro e inquieto.
Maxinquaye è fatto di beat rallentati, campionamenti deformati, chitarre, rumori e voci che sembrano emergere dall'ombra. A rendere il tutto più accessibile c’è per fortuna la splendida voce di Martina Topley-Bird, che definisce 'atmosfera del disco.
È un album meno interessato alla forma della canzone tradizionale e più vicino a un'esperienza sonora frammentata, specchio della psiche complessa del suo autore.
4. DJ Shadow – Endtroducing..... (1996)
Con DJ Shadow il trip hop si sposta dalla canzone alla produzione.
Costruito quasi interamente attraverso campionamenti, Endtroducing..... dimostra fino a che punto sia possibile trasformare frammenti di dischi esistenti in una nuova forma musicale.
Hip hop strumentale, elettronica, jazz, soul e psichedelia convivono in un album fondamentale per comprendere la cultura del sampling negli anni Novanta.
5. UNKLE – Psyence Fiction (1998)
Alla fine degli anni Novanta il linguaggio del trip hop è ormai diventato internazionale.
James Lavelle e DJ Shadow costruiscono con UNKLE un disco ambizioso, che mette insieme elettronica, hip hop e rock alternativo, con una lunga serie di ospiti prestigiosi che mettono a disposizione le loro voci
La presenza di Thom Yorke dei Radiohead, Richard Ashcroft dei Verve, Ian Brown degli Stone Roses e altri musicisti mostra quanto il suono sviluppato nella scena elettronica britannica sia ormai entrato in contatto con il rock e il pop contemporanei.
6. Lamb – Lamb (1996)

Con i Lamb il trip hop incontra drum'n'bass, jazz e una componente elettronica più dinamica.
Lou Rhodes e Andy Barlow costruiscono un suono in equilibrio tra delicatezza e tensione, con ritmi spesso più veloci e arrangiamenti elettronici molto elaborati.
È uno dei dischi che dimostrano come il trip hop non sia necessariamente legato alla lentezza dei beat: il suo vero elemento distintivo è soprattutto il modo di combinare beat, atmosfera e campionamento.
7. Sneaker Pimps – Becoming X (1996)
Con Becoming X il trip hop entra ancora più direttamente nel territorio del pop alternativo.
La voce di Kelli Ali e una produzione che mescola elettronica, rock e ritmi downtempo danno al disco un'identità immediatamente riconoscibile.
È un esempio significativo della diffusione del linguaggio trip hop nella scena britannica della seconda metà degli anni Novanta.
8. Archive – Londinium (1996)
Londinium è uno dei dischi più interessanti per osservare il punto di contatto tra trip hop, hip hop e musica alternativa.
Le atmosfere sono scure e urbane, i beat prendono molto dalla cultura hip hop e le parti vocali si alternano tra rap e canto.
È un album che mostra quanto il trip hop possae essere un punto di partenza per sperimentazioni molto diverse, senza rimanere legato a una formula precisa.
9. Morcheeba - Big Calm (1998)
I Morcheeba rappresentano il lato più morbido e soul del trip hop.
Big Calm utilizza beat hip hop, chitarre, dub, funk e atmosfere downtempo, ma con un approccio molto più rilassato rispetto alla cupezza di Tricky o Portishead.
È un disco importante per capire come il trip hop abbia progressivamente dato origine a una più ampia cultura del downtempo e della musica elettronica d'ascolto.
10. Massive Attack – Mezzanine (1998)

Chiudiamo con il disco che porta il trip hop verso un territorio ancora più scuro e rock.
Mezzanine abbandona in parte il calore soul di Blue Lines e costruisce un suono più pesante, claustrofobico e atmosferico. Chitarre, elettronica, bassi e campionamenti convivono in un album che guarda anche al post-punk e alla musica industriale.
È uno dei più grandi dischi degli anni Novanta e dimostra quanto il linguaggio del trip hop fosse ormai diventato qualcosa di molto più ampio del genere da cui era partito.
Da dove partire?
Se vuoi capire il trip hop attraverso tre dischi fondamentali, puoi partire da
Massive Attack – Blue Lines per capire la nascita del suono di Bristol;
Portishead – Dummy per ascoltare la sua versione più elegante, cinematografica e malinconica;
Tricky – Maxinquaye per scoprire il lato più oscuro e sperimentale del genere.
Poi Endtroducing..... di DJ Shadow è il passaggio ideale per capire quanto il sampling e la cultura hip hop abbiano contribuito alla nascita di una nuova idea di musica elettronica.
Il trip hop, in fondo, non è mai stato soltanto un genere musicale: è stato un modo di mettere insieme suoni diversi, rallentarli, deformarli e trasformarli in qualcosa di profondamente atmosferico. Ed è proprio questa libertà a spiegare perché la sua influenza sia arrivata ben oltre gli anni Novanta.
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