10 dischi fondamentali per conoscere il post-rock

Giorgio Bonomi
Post rock 10 dischi fondamentali

Dai precursori degli anni '80 alle grandi band degli anni 2000: dieci album per capire la storia, l'evoluzione e le diverse anime del post-rock.

Il post-rock è uno di quei generi che sfuggono facilmente alle definizioni. Nato dall'esigenza di spingere il rock oltre i suoi confini tradizionali, nel corso degli anni ha incorporato elementi di ambient, jazz, elettronica, minimalismo, post-punk e musica sperimentale.

Le sue radici affondano nella musica alternativa degli anni '80 e dei primi anni '90, con album come Spirit of Eden dei Talk Talk e Spiderland degli Slint. Poco dopo, il termine "post-rock" sarebbe stato utilizzato dalla critica per descrivere una scena nella quale si muovevano gruppi molto diversi tra loro, dai Bark Psychosis ai Tortoise.

Negli anni '90 il genere prende definitivamente forma: Godspeed You! Black Emperor, Mogwai, Tortoise e altre band sviluppano linguaggi personali e molto diversi, mentre alla fine del decennio i Sigur Rós ne ampliano ulteriormente le possibilità melodiche e atmosferiche. Negli anni 2000, gruppi come Explosions in the Sky e Do Make Say Think contribuiscono a portare il post-rock verso un pubblico ancora più ampio.

Abbiamo scelto 10 dischi fondamentali per conoscere il post-rock, seguendo non soltanto la sua storia, ma anche alcune delle sue principali evoluzioni. Non è quindi una classifica dei "dieci migliori album post-rock": è un percorso di ascolto pensato per capire da dove viene il genere, come si è sviluppato e perché continua ad essere interessante ancora oggi.

1. Talk Talk – Spirit of Eden (1988)

Talk Talk – Spirit of Eden

Spirit of Eden è un album difficile da classificare: jazz, ambient, rock e improvvisazione convivono all'interno di composizioni dilatate, ricche di silenzi e improvvise esplosioni sonore. Mark Hollis e i suoi musicisti abbandonano progressivamente la struttura della canzone tradizionale per costruire qualcosa di molto più libero e imprevedibile.

Non è un disco post-rock in senso stretto, ma è uno dei suoi precursori fondamentali. Ascoltarlo significa capire una delle idee alla base del genere: utilizzare gli strumenti del rock per creare musica che vada oltre il rock.

2. Slint – Spiderland (1991)

Slint – Spiderland

Se Spirit of Eden aveva aperto una porta, Spiderland degli Slint l'ha spalancata verso un territorio completamente nuovo.

Le chitarre passano da momenti quasi sospesi a improvvise esplosioni, i ritmi sono irregolari, la voce di Brian McMahan è spesso più vicina al parlato che al canto. Il silenzio diventa importante quanto il rumore e la tensione viene costruita lentamente, senza seguire le regole della classica forma canzone. Il risultato è un disco con un’atmosfera unica, cinematografica, imitato innumerevoli molte ma mai eguagliato.

Spiderland è uno dei dischi più influenti dell'underground americano degli anni '90 e uno dei pilastri del post-rock. È anche un ottimo esempio di come il genere possa nascere dall'incrocio tra post-hardcore, math rock e sperimentazione.

3. Bark Psychosis – Hex (1994)

Con i Bark Psychosis arriviamo a uno dei momenti chiave nella storia del post-rock.

Hex porta ancora più lontano l'idea di un rock costruito attraverso atmosfera, spazio e texture sonore. Chitarre rarefatte, elettronica, jazz, percussioni e registrazioni ambientali convivono in composizioni che sembrano muoversi più per immagini e sensazioni che per strofe e ritornelli.

È anche un disco storicamente importante perché proprio nel 1994 il critico Simon Reynolds utilizzò il termine "post-rock" per descrivere la musica dei Bark Psychosis.

Ascoltare Hex significa quindi incontrare non soltanto uno dei primi grandi album del genere, ma anche uno dei dischi che ha dato un senso all’etichetta. 

4. Tortoise – Millions Now Living Will Never Die (1996)

Tortoise – Millions Now Living Will Never Die

Con i Tortoise il post-rock cambia ancora una volta direzione.

Le chitarre non sono più necessariamente al centro: basso, batteria, vibrafono, tastiere ed elettronica diventano elementi fondamentali di una musica fortemente ritmica e allo stesso tempo sperimentale. Il jazz e l'elettronica entrano stabilmente nel vocabolario del genere.

Millions Now Living Will Never Die è uno dei dischi che meglio dimostrano cosa significhi post-rock: andare oltre le limitazioni del genere, contaminandolo con un’abbondanza di musiche “altre”, al di là delle semplici soluzioni a base chitarre, crescendo e distorsioni". È sofisticato, strumentale e profondamente legato alla scena musicale di Chicago degli anni '90.

5. Mogwai – Young Team (1997)

Mogwai – Young Team

Nello stesso anno arriva Young Team, il debutto dei Mogwai.

La band scozzese prende alcuni degli elementi già presenti nel post-rock — chitarre, dilatazione, ripetizione, crescendo — e li rende immediati, fisici ed emotivi. E’ un disco fatto di pianissimi e fortissimi, senza soluzione di continuità: il contrasto tra momenti delicati e improvvise esplosioni diventa infatti da questo punto uno dei marchi di fabbrica della band.

Young Team è un disco fondamentale anche perché mostra come il post-rock possa mantenere una forte componente sperimentale senza rinunciare alla melodia e all'impatto emotivo.

6. Sigur Rós – Ágætis byrjun (1999)

Dall’Islanda i Sigur Ros danno al post-rock una nuova dimensione,a più atmosferica e melodica.

Ágætis byrjun è costruito intorno a archi, chitarre trattate, voce in falsetto e lunghe progressioni che sembrano sospendere il tempo. Il risultato è una musica aliena, lontana dall'idea tradizionale di rock, pur mantenendone alcuni elementi fondamentali.

È uno dei dischi che hanno contribuito maggiormente a portare il genere fuori dall'ambiente underground, facendolo conoscere a un pubblico molto più ampio.

7. Godspeed You! Black Emperor – Lift Your Skinny Fists Like Antennas to Heaven (2000)

Con i canadesi Godspeed You! Black Emperor il post-rock assume dimensioni monumentali.

Le quattro lunghe composizioni dell'album alternano archi, chitarre, percussioni, field recordings e crescendo interminabili. Non c'è una vera necessità di seguire una forma canzone: il disco funziona come un unico grande viaggio sonoro.

È considerato uno dei capolavori assoluti del post-rock e rappresenta perfettamente la capacità del genere di emozionare l’ascoltatore senza utilizzare necessariamente parole o strutture musicali convenzionali.

8. Giardini di Mirò - Rise and Fall of Academic Drifting (2001)

Chi ha detto che l’Italia non è adatta al post-rock? L’album d’esordio della band emiliana declina le malinconiche intuizioni dei Mogwai con un più spiccato senso melodico, raggiungendo il vertice nei due brani cantati Pet Life Saver e Little Victories.

Un disco che ha fatto scuola, realmente internazionale per suoni e realizzazione, ancora oggi insuperato per come alterna crescendo e silenzi in modo più conciso rispetto a molti contemporanei, senza rinunciare alla forma-canzone.

9. Explosions in the Sky – The Earth Is Not a Cold Dead Place (2003)

Con Explosions in the Sky il post-rock esce dall’underground ed entra definitivamente nell'immaginario collettivo di un pubblico più ampio

The Earth Is Not a Cold Dead Place è costruito quasi interamente attraverso chitarre, dinamiche e melodie strumentali. I brani crescono lentamente fino a raggiungere aperture emotive molto ampie, mantenendo però una struttura immediata e facilmente accessibile.

È un disco importante per comprendere l'evoluzione del genere negli anni 2000, quando il post-rock diventa progressivamente più melodico, cinematografico e accessibile, senza perdere la propria vocazione strumentale.


10. Black Country, New Road - Ants from Up There (2022)

Un nutrito gruppo di ventenni inglesi, innamorati di Spiderland e con la formazione tecnica dei Tortoise, realizzano l’ultimo grande capolavoro del post-rock.

Unendo l’anima “emozionale” degli Arcade Fire ai fantastici crescendo delle due band appena citate, i Black Country, New Road realizzano un instant classic  per un’intera generazione, gonfiando la malinconia da cameretta fino a farla diventare qualcosa di universale.

Un capolavoro impossibile da replicare per la sua intensità emotiva, tanto che porterà il frontman Isaac Wood a lasciare la band subito dopo la fine delle registrazioni.

Da dove partire?

Non esiste un unico modo corretto per entrare nel post-rock.

Se cerchi le sue radici, parti da Talk Talk e Slint. Se vuoi scoprire la sua anima più sperimentale, prova Tortoise e Bark Psychosis. Per il lato più monumentale e cinematografico, Godspeed You! Black Emperor è imprescindibile. Mogwai e Sigur Rós sono invece ottimi punti di ingresso se cerchi musica più melodica ed emotiva.

E se vuoi capire come il genere abbia continuato ad evolversi nel tempo, puoi proseguire con le molte band che ne hanno sviluppato il linguaggio negli anni successivi.

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