10 dischi fondamentali per conoscere il post-punk
Irene TognazzoShare
Da Television e Wire a Joy Division, Gang of Four e Siouxsie and the Banshees: dieci album per capire la nascita, l'evoluzione e la sorprendente varietà del post-punk.
Il post-punk nasce alla fine degli anni '70, subito dopo l'esplosione del punk. È qui che l'energia e l'attitudine del punk diventano il punto di partenza per andare in direzioni completamente nuove, sfidando tutte le convenzioni e dando origine a cinque anni di sperimentazione irripetibile.
Le band post-punk mantengono l'urgenza, l'indipendenza e l'etica DIY del punk, ma iniziano a guardare altrove. Entrano nella musica il krautrock, il dub, il reggae, il funk, l'elettronica, la disco, l'art rock e l'avanguardia. Le chitarre diventano più oblique, il basso assume spesso un ruolo centrale, i ritmi diventano più importanti e la produzione sonora acquista un peso mai avuto prima.
Nello stesso movimento convivono la cupezza dei Joy Division, il funk nervoso dei Gang of Four, la sperimentazione dei Public Image Ltd., il pop obliquo degli XTC, l'art rock dei Talking Heads e le atmosfere oscure di Siouxsie and the Banshees.
Abbiamo scelto 10 dischi fondamentali per conoscere il post-punk, non una classifica definitiva dei migliori album. L'obiettivo è costruire un percorso attraverso alcune delle sue diverse anime: dai precursori della seconda metà degli anni '70 ai grandi classici dell'inizio degli anni '80, fino al recente revival che mostra quanto il linguaggio del post-punk continui ancora oggi a essere vitale.
1. Wire – Pink Flag (1977)
Nello stesso anno, dall'altra parte dell'Atlantico, i Wire dimostrano che si può fare musica punk senza seguire quasi nessuna delle regole del rock tradizionale.
Pink Flag è un album breve, asciutto e imprevedibile. Alcuni brani durano poco più di un minuto, altri sembrano frammenti appena abbozzati, mentre le chitarre e la voce di Colin Newman costruiscono un suono tanto minimale quanto straniante.
È ancora punk, ma contiene già molti degli elementi che diventeranno centrali nel post-punk: sperimentazione, sottrazione, strutture irregolari e rifiuto delle convenzioni rock. Il quartetto inglese ha come unica bussola la propria ispirazione e spesso costruisce brani che complicano volutamente idee semplici, con risultati stranianti e molto originali.
2. Public Image Ltd. – Metal Box (1979)
Dopo aver lasciato i Sex Pistols, John Lydon prende una direzione completamente diversa con i Public Image Ltd.
Metal Box è uno dei dischi che meglio rappresentano la libertà creativa del primo post-punk. Il basso di Jah Wobble domina gran parte dell'album, le chitarre di Keith Levene sembrano provenire da un altro pianeta e le influenze del dub si fondono con elettronica, rumore e sperimentazione.
È un album che rompe deliberatamente con il rock tradizionale e dimostra quanto rapidamente il post-punk stesse ampliando i propri confini.
3. Joy Division – Unknown Pleasures (1979)

Se c'è un gruppo che più di ogni altro è diventato sinonimo di post-punk, sono i Joy Division.
Unknown Pleasures trasforma la semplicità ritmica del punk in qualcosa di molto più oscuro e atmosferico. Il basso di Peter Hook diventa una voce melodica autonoma, la batteria di Stephen Morris assume una precisione quasi meccanica e le chitarre di Bernard Sumner contribuiscono a creare uno spazio sonoro inquieto e minimale.
Fondamentale è anche il lavoro del produttore Martin Hannett, che porta in studio riverberi, effetti e tecniche di registrazione insolite per l'epoca.
Il risultato è uno dei dischi più influenti della storia della musica alternativa e uno dei punti di riferimento assoluti per chi vuole capire il post-punk.
4. Gang of Four – Entertainment! (1979)

Con i Gang of Four il post-punk dimostra di poter essere politico, ritmico, ma soprattutto ballabile.
Entertainment! prende il punk e lo mischia con funk, dub e musica da ballo. Il basso e la batteria costruiscono groove secchi e insistenti, mentre la chitarra di Andy Gill procede per colpi, rumori e frammenti più che per riff tradizionali.
Anche i testi sono centrali: capitalismo, consumismo, rapporti di potere e alienazione diventano materia musicale.
È uno dei dischi che meglio dimostrano quanto il post-punk possa essere intellettuale e fisico, politico e danzabile allo stesso tempo.
5. Siouxsie and the Banshees – Juju (1981)
Con Juju entriamo in una delle anime più oscure del post-punk.
La musica dei Siouxsie and the Banshees diventa più compatta e ipnotica, con chitarre taglienti, ritmi insistenti e una forte componente atmosferica. La voce di Siouxsie Sioux contribuisce a creare un'identità immediatamente riconoscibile, mentre il disco porta il gruppo verso territori che saranno fondamentali per la nascita e lo sviluppo del gothic rock.
Juju è quindi importante non solo per capire il post-punk, ma anche per seguire una delle sue ramificazioni più influenti.
È un disco ideale per capire come dall'urgenza del punk potesse nascere una musica più teatrale, oscura e sofisticata.
6. Talking Heads – Remain in Light (1980)
Remain in Light porta la contaminazione tra rock e funk a un livello completamente nuovo:David Byrne e i suoi Talking Heads lavorano con Brian Eno per costruire un album basato su ritmi ripetitivi, poliritmie, funk, elettronica e influenze della musica africana.
Le singole parti strumentali vengono sovrapposte e trasformate in una sorta di macchina ritmica collettiva. La voce non è più necessariamente il centro della composizione: diventa uno degli elementi all'interno di un sistema molto più grande.
Remain in Light dimostra così che il post-punk poteva dialogare con la musica da ballo, l'elettronica e la world music senza perdere la propria identità sperimentale.
7. The Fall – Hex Enduction Hour (1982)
I Fall di Mark E. Smith hanno sviluppato una delle forme più personali e difficili da classificare della musica britannica di quegli anni: il loro post-punk è ruvido, ironico, ripetitivo e volutamente scomodo.Hex Enduction Hour è un ottimo esempio di questa filosofia: chitarre abrasive, ritmi ossessivi, voci quasi parlate e una produzione volutamente poco levigata.
È un disco importante perché mostra quanto il post-punk fosse diventato un atteggiamento musicale più che una formula: prendere il rock, smontarlo e ricomporlo senza preoccuparsi troppo delle aspettative dell'ascoltatore.
8. The Cure – Pornography (1982)
Quando si parla di post-punk, Pornography rappresenta uno dei momenti in cui il genere raggiunge la sua forma più claustrofobica e oscura.
Robert Smith e i Cure costruiscono un album denso, ossessivo e quasi soffocante, nel quale basso, batteria, chitarre ed effetti elettronici si accumulano creando un'atmosfera febbrile.
È un disco fondamentale per capire il passaggio dal post-punk alle sonorità che daranno forma al gothic rock e alla dark wave.
9. Idles - Joy as an Act of Resistance (2018)

Per chiudere questo percorso abbiamo scelto due dischi molto più recenti.
Dagli anni 2010 il post-punk ha conosciuto una nuova e fortissima stagione di interesse. Band come Idles, Fontaines D.C., Shame e Dry Cleaning hanno riportato elementi del genere al centro della musica indipendente contemporanea.
Il secondo album degli Idles ha rappresentato un punto di svolta: la band inglese ha riportato l’impegno politico e sociale al centro dei suoi testi, con un sound abrasivo e che non lascia scampo all’ascoltatore, fatto di slogan e ritornelli da cantare a squarciagola.
L’inizio di un revival che ha portato le nuove generazioni a riscoprire i grandi classici del post-punk, costruendo un nuovo modo di pensare musica, in un mondo sempre più standardizzato.
10. Fontaines D.C. – Skinty Fia (2022)

Da Dublino, i Fontaines D.C. sono diventati in pochissimo tempo le superstar del revival post-punk, unendo chitarre nervose e ritmi squadrati a una propensione pop che la voce di Grian Chatten non fa nulla per nascondere.
i testi raccontano soprattutto la vita urbana e l'identità della Dublino contemporanea, a dimostrazione di come il linguaggio del post-punk possa essere utilizzato per raccontare il presente.
Il terzo album della band, Skinty Fia, è stato quello della consacrazione presso il grande pubblico: è ancora post-punk, ma accessibile abbastanza da essere ascoltato da chiunque ami il rock, senza ulteriori etichette.
Da dove partire?
Il bello del post-punk è che non esiste un solo punto di ingresso.
Se vuoi partire dalle radici, prova Pink Flag dei Wire, Unknown Pleasures dei Joy Division o Metal Box dei Public Image Ltd. Se invece cerchi il lato più ritmico, passa da Entertainment! dei Gang of Four e Remain in Light dei Talking Heads. E se vuoi capire perché il post-punk continua ad avere un'influenza così forte sulla musica contemporanea, ascolta Joy as an Act of Resistance degli Idles oppure Skinty Fia dei Fontaines D.C.
Dieci dischi che mettono in luce una grande varietà, perché il post-punk non è mai stato un suono preciso, ma la possibilità di prendere l'energia del punk e portarla altrove.
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