10 dischi fondamentali per conoscere la new wave

Irene Tognazzo
New wave dischi fondamentali

Da Talking Heads e Devo a New Order, The Cure e Tears for Fears: dieci album per capire la nascita, l'evoluzione e le diverse anime della new wave.


Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, il rock cambia forma. Dopo la rottura del punk e l'esperienza del post-punk, molti musicisti cominciano a guardare oltre la tradizione della chitarra rock: entrano in gioco sintetizzatori, drum machine, elettronica, dub, funk, disco e krautrock.

È in questo spazio che nasce la new wave, un'etichetta ampia, che comprende gruppi molto diversi tra loro: band post-punk, pop elettronico, artisti eccentrici e sperimentali, fino alle formazioni che porteranno questo linguaggio nelle classifiche degli anni Ottanta.

1. Devo – Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (1978)

Devo – Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!

I Devo sono il lato più ironico, futurista e straniante della new wave.

Chitarre deformate, ritmi meccanici, sintetizzatori e un'estetica volutamente assurda trasformano il rock in qualcosa che sembra arrivare dal futuro.

L'album d'esordio dei cinque di Akron  è fondamentale anche perché anticipa una delle direzioni che la new wave prenderà negli anni successivi: la fusione tra musica, tecnologia e immagine.

2. Magazine – Real Life (1978)

Dopo l'esperienza dei Buzzcocks, Howard Devoto costruisce con i Magazine un suono completamente nuovo.

Real Life conserva l'energia del punk ma la trasforma attraverso tastiere, atmosfere cupe e arrangiamenti più complessi. È uno dei dischi che mostrano meglio il momento in cui il punk comincia a trasformarsi in qualcosa di più sperimentale:n passaggio fondamentale dal punk verso la new wave e il post-punk.

3. Elvis Costello - This Year’s Model (1978)

La furia del punk e l’erudizione di un aspirante scrittore, riunite nel fisico magrolino di un occhialuto ex programmatore di computer che ha mollato il rassicurante lavoro d’ufficio per proporre le sue canzoni.

E’ difficile sottovalutare l’impatto avuto da Elvis Costello sulla scena musicale inglese appena sconvolta dall’arrivo del punk: il suo secondo album rivela che è possibile unire letteratura e punk, in canzoni da 3 minuti semplicissime e dirette, senza un filo di effetti.  

4. XTC - Drums & Wires (1979)

Gli XTC sono l’improbabile punto d’incrocio tra la “vecchia guardia” composta da chi amava i “virtuosi” del prog rock dei primi anni ‘70 e i punk che volevano radere quella scena al suolo, con l’aggiunta di una dose massiccia di amore per gli anni ‘60, i Beatles e la psichedelia molto british di quegli anni.

Il risultato sono melodie nervose ma indimenticabili, sostenute da una sezione ritmica indiavolata e un istinto killer per i ritornelli che ti si ficcano in testa e non ci escono più.

Drums & Wires è l’album che ha dimostrato che nella new wave non era necessario distruggere tutto quello che era venuto prima, ma prendere le parti migliori degli anni ’60 e ‘70 e unirle all’urgenza del punk per creare un suono del tutto nuovo.

5. The Cure – Seventeen Seconds (1980)

The Cure – Seventeen Seconds

Con Seventeen Seconds Robert Smith porta i Cure verso un suono più rarefatto e atmosferico: le chitarre diventano più liquide, il basso assume un ruolo centrale e le canzoni sembrano costruite intorno a spazi vuoti e atmosfere sospese.

È un disco breve e apparentemente semplice, ma decisivo per capire la nascita di quel lato della new wave che confluirà nel gothic rock e nella darkwave.

6. Talking Heads - Remain in Light (1980)

Talking Heads - Remain in Light

I Talking Heads sono stati per molti versi il gruppo-simbolo della new wave: tra i primi a prendere l’energia del punk e arricchirla con suoni più puliti e accessibili, diminuendo la sua carica rabbiosa, sono stati anche i primi a contaminarla con suoni provenienti da tutto il mondo.

La ricerca sonora iniziata insieme a Brian Eno alla scoperta dei poliritmi della musica africana, raggiunge il suo massimo su Remain in Light: un disco modernissimo per come contamina molto liberamente la musica rock con la world music.  E poi contiene Once in a Lifetime, forse il loro singolo più famoso e ancora oggi mirabile punto d’unione tra ricerca sonora ed esigenze di classifica.

7. The Feelies - Crazy Rhythms (1980)

Spiazzanti a partire dalla foto di copertina (che li ritrae come quattro nerd molto ordinari su sfondo blu e sarà ripresa dai Weezer negli anni ‘90 per il loro Blue Album), i Feelies sono i più indefinibili tra tutti i gruppi new wave.

I “ritmi pazzi” del titolo non sono quelli africani dei Talking Heads, ma nemmeno quelli robotici dei Devo: è più un “nervosismo perpetuo” (per riprendere il titolo del brano che apre il disco, “The Boy with the Perpetual Nervousness”) che è figlio diretto del punk ma si esprime più come puro movimento che come rabbia diretta verso qualcosa o qualcuno.

Crescendo che non vanno da nessuna parte, chitarre e percussioni scheletriche, tantissima tensione e pochissima release: un disco indefinibile che ancora oggi non suona come nient’altro e che mostrò fino a punto poteva spingersi l’istinto sperimentale della new wave.

8. The Human League – Dare (1981)

Con Dare la tecnologia entra definitivamente nel pop.

Sintetizzatori, drum machine e melodie immediate diventano gli strumenti principali del gruppo di Sheffield. Il singolo Don't You Want Me porterà questo suono a un pubblico enorme, dimostrando che l'elettronica nata nella scena alternativa può diventare pop di massa.

È il disco da ascoltare per comprendere il passaggio dalla new wave underground al grande pop elettronico degli anni Ottanta.

9. New Order – Power, Corruption & Lies (1983)

New Order – Power, Corruption & Lies

Dopo la fine dei Joy Division, Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris intraprendono una nuova strada.

In Power, Corruption & Lies le chitarre convivono con sintetizzatori, drum machine e ritmi sempre più orientati verso la musica elettronica e il dancefloor. È uno dei dischi che meglio rappresentano il passaggio dal post-punk alla new wave e al synth-pop e alla club culture degli anni Ottanta.

L'album mostra come l'eredità del post-punk possa trasformarsi in musica da ballo senza perdere la propria identità.

10. Tears for Fears – Songs from the Big Chair (1985)

Con i Tears for Fears arriviamo a una fase in cui le idee della new wave vengono trasformate in un pop sofisticato e accessibile, che infatti avrà grande successo anche in classifica.

Songs from the Big Chair conserva sintetizzatori e atmosfere elettroniche, ma li mette al servizio di melodie molto forti e di una produzione sempre più elaborata.

È un passaggio importante per capire come la new wave sia entrata nel linguaggio del pop internazionale, il genere che ha dominato anche dal punto di vista commerciale gli anni ‘80.

Da dove partire?

Se vuoi capire la new wave attraverso tre dischi molto diversi, partirei da:

Talking Heads – Remain in Light per l'anima ritmica e sperimentale;

The Cure – Seventeen Seconds per il lato atmosferico e oscuro;

New Order – Power, Corruption & Lies per capire il passaggio verso l'elettronica e la dance.

Da lì si può seguire una delle caratteristiche più interessanti della new wave: la sua capacità di trasformarsi continuamente, passando dal post-punk all'elettronica, dal dark al synth-pop e arrivando a influenzare buona parte del pop e della musica alternativa degli anni Ottanta.

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